Metodologia

Gli approcci utilizzati nelle previsioni, ed in particolare nelle analisi di rischio politico, sono - di solito - qualitativi e quantitativi. I primi hanno il limite della soggettività e l'insistenza sull'analisi empirica del caso singolo. I secondi hanno come limite la mancanza di un supporto teorico, pur avendo il vantaggio di una maggiore oggettività.
Tener conto sia delle interpretazioni dell'esperto che delle indicazioni dei dati, superare il limite della correlazione e pervenire ad un vera e propria spiegazione introduce agli approcci del terzo tipo - quelli utilizzati dall'ISPRI - e cioè a quelli teorici, gli unici a poter garantire affidabilità. Le buone previsioni non possono derivare che da solide teorie (spiegazioni). La previsione scientifica, infatti, presuppone sempre una teoria scientifica.
L'ISPRI, oltre ad utilizzare un approccio analitico gerarchizzato (Analytic Hierarchy Process - AHP citato), fa riferimento a due teorie (o modelli) note agli studiosi di scienza politica: la prima è una teoria sistemica (teoria dell'affidabilità politica) per la quale la durata nel tempo di un sistema non dipende tanto da uno o più fattori specifici, quanto dalle caratteristiche strutturali del sistema medesimo; la seconda è la teoria dell'utilità attesa che prende in considerazione, fra l'altro, le risorse degli attori operanti nel sistema e l'importanza che essi attribuiscono ad una certa soluzione del problema sotto esame. Questo tipo di previsione è riferito ad una fattispecie singola e non - come accade nelle previsioni di tipo attuariale - ad una categoria di eventi.
Nonostante le possibilità oggi offerte dallo sviluppo scientifico ed il fatto che il sistema politico sia l'ambiente in movimento del sistema economico, rarissime sono state, almeno in Europa, le iniziative tendenti a conoscere sistematicamente ed in profondità l'ambiente pressoché ignoto sul quale si va a operare. Paradossalmente, si preferisce spendere cifre talora altissime per assicurazioni sul rischio politico, o per intese, anch'esse sempre rischiose, col paese straniero. Gli stessi Enti nazionali preposti alla tutela degli investimenti all'estero hanno perduto migliaia di miliardi per non essersi attrezzati convenientemente. Ed anche le grandi Banche si sono limitate ad analisi puramente economiche (cosiddetto rischio Paese nel gergo bancario). Solo in rarissimi casi qualche Banca, all'estero, ha un'Unità di rischio politico, dove peraltro gli approcci utilizzati non sono mai quelli sopra definiti del terzo tipo, e cioè quelli teorici o scientifici che dir si voglia.